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Scandalo Shein: Settimanali da 75 Ore e False Promesse di Sostenibilità

La Ong Public Eye denuncia le condizioni disumane nelle fabbriche dei fornitori di Shein, con sarte costrette a lavorare 75 ore a settimana. La sostenibilità è solo una facciata?
  • Denuncia di Public Eye: condizioni di lavoro violano la legge con sarte costrette a lavorare 75 ore a settimana.
  • Audit di Shein: dall'inizio del 2023, i resoconti di sostenibilità sono scomparsi dal sito e TÜV Rheinland nega il coinvolgimento.
  • Spedizioni insostenibili: 5 milioni di chilogrammi di prodotti a prezzi stracciati inviati per via aerea ogni anno.
  • Classificazione Vlop: Shein designata come piattaforma online di grandi dimensioni dalla Commissione Europea con obbligo di conformarsi entro agosto 2024.

A metà maggio, la Ong svizzera Public Eye ha denunciato nuovamente il colosso Shein, dimostrando che, a distanza di due anni e mezzo dalla prima missione, le condizioni di lavoro nelle fabbriche dei fornitori della piattaforma di ultra fast fashion a Guangzhou, nel Sud della Cina, non sono migliorate. Alcune sarte hanno raccontato ai ricercatori di lavorare a cottimo, con una settimana lavorativa di 75 ore, in violazione della legge cinese sul lavoro e del codice di condotta aziendale per i fornitori.

Questa dura realtà spegne il mantra della sostenibilità che Shein cerca di promuovere per migliorare la propria reputazione compromessa. Dopo la prima denuncia di Public Eye, Shein aveva commissionato un rapporto di audit sui propri fornitori, incaricando società come Sgs, Intertek e TÜV Rheinland. Tuttavia, dall’inizio del 2023, le citazioni di questi consulenti sono sparite dal sito di Shein e TÜV Rheinland ha dichiarato di non aver mai proferito simili affermazioni.

I report di sostenibilità degli ultimi due anni non sono più reperibili online, e sono scomparsi. Cinque milioni di chilogrammi di prodotti venduti a prezzi stracciati dalla piattaforma vengono spediti per via aerea, con spedizione gratuita proposta al primo ordine e per acquisti a partire da nove euro. Questo modello commerciale è insostenibile, con un valore reale infimo della merce e un impatto ambientale gigantesco dovuto ai numerosi cargo inutili.

La galassia societaria opaca di Shein

Public Eye ha ricostruito l’opaca galassia societaria di Shein, che va dalla Cina a Singapore, dalle Cayman alle Isole Vergini britanniche, da Hong Kong agli Stati Uniti, dal Belgio alla Polonia, dalla Francia all’Irlanda. Nonostante gli annunci di Shein e il supporto stampa, non esiste una sede italiana, anche se il colosso ha rilevato da Zalando un magazzino logistico a Stradella (Pavia).

In Camera di Commercio, a metà maggio, non risulta nulla di riconducibile a Shein in via Meravigli a Milano, dove una società chiamata Shine Sim, che si occupa di investimenti finanziari, è presente. Chi compra online da Shein ha come unico interlocutore la società Infinite Styles Services Co. Limited, con sede a Dublino, in Irlanda, un Paese a fiscalità agevolata. I dati personali, le impronte di navigazione, i gusti e i prodotti cliccati nei carrelli abbandonati sono di responsabilità della Infinite Styles Services.

La Commissione Europea e le nuove normative

La Commissione Europea ha notato questa anomalia e, a fine aprile, ha designato Shein come piattaforma online di grandi dimensioni (Vlop) secondo il Digital Services Act. “Shein è un rivenditore online di moda con una media di oltre 45 milioni di utenti mensili nell’Unione Europea”, ha dichiarato la Commissione. Questo numero di utenti supera la soglia prevista per la designazione come Vlop.

Questa classificazione impone a Shein di conformarsi a norme severe entro quattro mesi dalla notifica, ossia entro fine agosto 2024. Tra gli obblighi vi è l’adozione di misure specifiche per responsabilizzare e proteggere gli utenti online, compresi i minori, e di valutare e mitigare il rischio sistemico derivante dai propri servizi.

Bullet Executive Summary

La vicenda di Shein mette in luce le contraddizioni tra le dichiarazioni di sostenibilità e le pratiche effettive. La transizione ecologica richiede un impegno reale e trasparente, non solo a parole. La sostenibilità non può essere una moda passeggera, ma deve diventare un valore intrinseco delle aziende.

Una nozione base di transizione ecologica riguarda l’adozione di pratiche che riducono l’impatto ambientale e promuovono un uso responsabile delle risorse naturali. Questo include la riduzione delle emissioni di carbonio, l’uso di materiali riciclati e il miglioramento delle condizioni di lavoro.

Una nozione avanzata di economia circolare implica la progettazione di prodotti e sistemi che permettano il riutilizzo, la riparazione e il riciclo, riducendo al minimo i rifiuti. Le aziende devono adottare modelli di business che promuovano la sostenibilità a lungo termine, non solo per migliorare la loro immagine, ma per contribuire realmente a un futuro più sostenibile.

In conclusione, la vicenda di Shein ci invita a riflettere su quanto sia importante andare oltre le dichiarazioni di facciata e impegnarsi concretamente per un mondo più sostenibile. La sostenibilità deve essere integrata in ogni aspetto delle operazioni aziendali, dalla produzione alla logistica, fino alla gestione dei dati personali. Solo così potremo costruire un futuro più equo e rispettoso per tutti.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)

2 commenti

  1. Secondo me, queste denunce sono solo la punta dell’iceberg. Se scavassimo più a fondo, troveremmo molte altre aziende con pratiche simili. Il problema è sistemico!

  2. Non sono sorpreso da queste storie su Shein, ma mi chiedo se boicottare sia davvero una soluzione efficace. Dovremmo forse promuovere leggi più severe?

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