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Rivoluzione verde: le nuove linee guida che trasformano le PMI italiane

Scopri come le nuove direttive del Ministero dell'Economia e Finanze cambiano il panorama della sostenibilità per le piccole e medie imprese italiane.
  • 79,3% delle aziende italiane ha avviato percorsi di innovazione sostenibile.
  • Le nuove linee guida del Ministero dell’Economia e Finanze impongono 45 indicatori per la carta d'identità verde delle aziende.
  • L’Italia è al 15° posto nella classifica generale dello sviluppo sostenibile.

Il Green Deal europeo sta prendendo forma, affrontando ostacoli politici e rischi imprevisti, soprattutto dal profilo economico degli investimenti. Secondo i dati della ricerca “Sostenibilità e innovazione: dalla visione all’azione”, realizzata da Impronta Etica con il contributo di Sustainability Makers, in Italia la sostenibilità è centrale per il mondo del business. Il 79,3% delle aziende della penisola ha intrapreso percorsi di innovazione e cambiamento, focalizzandosi sul miglioramento dell’impatto sociale e ambientale delle proprie attività. Inoltre, il 51,1% ha gruppi di lavoro impegnati nell’innovazione sostenibile, mentre il 53,3% ha destinato un budget specifico ad attività sostenibili.

Questi dati fanno sperare, ma l’analisi di Cerved mostra che l’Italia ha ancora molta strada da fare, posizionandosi, rispetto ad altre nazioni, all’ultimo posto sotto lo sviluppo economico della sostenibilità e al 15esimo nella classifica generale, nonché al 9° posto sotto la sicurezza ambientale. Qual è il vero stato dell’arte della sostenibilità italiana? Se ne è parlato in un episodio speciale di “Question from the Club”, dedicato al tema, insieme al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza, Gilberto Pichetto Fratin, Monica Mantovani, Client Officer di Ipsos, e Alessandro Foti di AIAS – Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza, durante l’ultima edizione dell’Innovation Training Summit di Roma, organizzato da Ecosistema Formazione Italia – EFI.

Nuove Linee Guida del Ministero dell’Economia e Finanze

Le nuove linee guida del Ministero dell’Economia e Finanze, presentate questa settimana, prevedono 85 pagine dedicate al dialogo di sostenibilità tra piccole e medie imprese e banche, imponendo 45 indicatori per creare una carta di identità verde delle aziende. Gli indicatori riguardano aspetti ambientali, rischi climatici, rifiuti, discriminazione di genere, codici etici e sicurezza del lavoro. Le PMI sono chiamate a comunicare al mercato informazioni sulle performance di sostenibilità, per investitori e istituzioni finanziarie.

Le PMI dovrebbero ottenere benefici da questo sforzo informativo, misurando i rischi, pianificando investimenti e migliorando l’accesso a finanziamenti con costi ridotti. Questo rafforzerebbe la loro resistenza a shock energetici e ambientali, oltre a migliorare la competitività grazie a prodotti e servizi sostenibili. Per l’informativo, le microimprese dovranno concentrarsi su 17 indicatori prioritari. Secondo il Sole 24 Ore, questo patrimonio informativo orienterà i comportamenti del mercato e l’accesso al credito, penalizzando chi non si adegua.

Le nuove regole sollevano dubbi, in quanto non valutano più il cash flow ma la sostenibilità, una misurazione incerta che influenzerà l’accesso al credito più delle leggi scritte. La codifica e l’imposizione di regole fuori dal circuito democratico sollevano preoccupazioni sulla libertà di impresa. Questa è vista come una follia, demagogia e ipocrisia, sfocalizzando il focus delle aziende dallo shareholder approach allo stakeholder approach.

ESG: Una Questione di Comunicazione

L’impegno ambientale, sociale e di governance (ESG) risulta strategico nel lungo periodo, ma la comunicazione deve essere circoscritta e definita strategicamente, coinvolgendo gli stakeholder chiave. Di responsabilità sociale di impresa si parla strutturata dal 1999, quando il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan lanciò l’iniziativa United Nations Global Compact. Questo patto, non vincolante, nacque per stimolare l’adozione di politiche sostenibili da parte delle imprese e rendere pubblici i risultati delle azioni intraprese.

Il nodo gordiano è la comunicazione di quanto si è fatto. I tempi sono maturi per relazioni di sostenibilità complesse e complete di informazioni utili, ma non è detto che l’impegno effettivo si traduca sempre in una comunicazione trasparente, veritiera ed efficace nei confronti di clienti e stakeholder. Questo è stato uno dei punti di maggiore interesse nella presentazione della Relazione di Sostenibilità 2023 della MarTech Company Retex, lo scorso 26 giugno a Milano.

L’evento “ESG in azienda: non c’è un piano B” è stato un momento decisivo per definire lo stato dell’arte di un tema che non è semplice, né catalogabile come trend o obbligo normativo. Va ragionato strategicamente e integrato nel business aziendale, partendo dalle domande: Quali sono i settori e i contesti in cui il business aziendale impatta maggiormente? Come coinvolgere gli stakeholder di riferimento? È solo il prodotto a rispettare l’impegno ESG o anche l’azienda? Gli aspetti della filiera rimangono scoperti?

Fausto Carpini, CEO di Retex, ha sottolineato l’importanza di un lavoro corale insieme agli stakeholder e di una costante raccolta di feedback rispetto alle azioni già compiute e a quelle in programma per il futuro. Si tratta di una valutazione costante delle strategie di lungo periodo, in preparazione alle nuove disposizioni europee obbligatorie a partire dal 2026. Le direttive di maggiore attenzione, come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), prevedono la pubblicazione obbligatoria dell’impatto ambientale, sociale e di governance delle aziende.

Realtà come Retex, che dal 2023 è una società Benefit, stanno portando avanti questo dialogo in linea con le nuove disposizioni. Il dialogo non è solo normativo e burocratico, ma anche di comunicazione. Le giuste domande sono il punto di partenza per la definizione degli obiettivi di sostenibilità e la scelta delle azioni strategiche rispetto all’Agenda 2030.

Bullet Executive Summary

In conclusione, l’adozione di politiche sostenibili e la comunicazione trasparente delle azioni intraprese sono fondamentali per il successo a lungo termine delle aziende. La transizione ecologica non è solo una questione di conformità normativa, ma anche di strategia aziendale e di coinvolgimento degli stakeholder. È essenziale che le aziende italiane continuino a investire in innovazione sostenibile e a migliorare la loro performance ambientale e sociale.

Nozione base: La transizione ecologica implica il passaggio da un modello economico basato sull’uso intensivo delle risorse naturali a uno più sostenibile, che riduca l’impatto ambientale e promuova l’uso efficiente delle risorse.

Nozione avanzata: L’economia circolare è un modello economico che mira a mantenere il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse il più a lungo possibile, riducendo al minimo i rifiuti e promuovendo il riciclo e il riuso. Questo approccio non solo contribuisce alla sostenibilità ambientale, ma offre anche opportunità economiche significative.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)

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