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- Calo del 32% nella raccolta Raee da largo consumo nel 2023.
- Solo il 35% dei Raee in Italia è riciclato correttamente.
- Raccolta pro capite di Raee in Italia: circa 6 kg/anno.
Il dibattito odierno si focalizza sull’economia circolare, un modello che ambisce a trasformare i rifiuti in risorse preziose. In questo contesto, i Raee (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) emergono come una vera e propria “miniera urbana“, colma di materiali di elevato valore strategico. Elementi come oro, argento, rame e le cosiddette terre rare, cruciali per l’industria moderna, giacciono inutilizzati nelle nostre abitazioni e discariche, anziché essere recuperati e reintrodotti nel ciclo produttivo. Il 17 febbraio 2026, questa realtà impone una riflessione profonda sul sistema di gestione dei Raee in Italia.
L’Italia, purtroppo, si confronta con una situazione complessa: il virtuoso concetto di economia circolare applicato ai Raee si scontra con inefficienze strutturali, distorsioni del mercato e, in scenari ancora più preoccupanti, con attività illecite vere e proprie. I tassi di raccolta ufficiali, spesso presentati come indicatori di successo, celano una verità più scomoda: solo una frazione minoritaria dei Raee effettivamente prodotti viene intercettata e indirizzata verso processi di trattamento adeguati. La restante parte alimenta canali illegali, sostenendo un mercato sommerso che arreca danni significativi all’ambiente, all’economia e, non da ultimo, alla salute dei cittadini. Questa inchiesta mira a far luce sulle criticità del sistema, analizzando i punti deboli e le distorsioni che ne minano l’efficacia.
La composizione dei Raee è un tesoro inestimabile. Si stima che una singola tonnellata di schede elettroniche possa contenere fino a 200 grammi d’oro, una concentrazione notevolmente superiore a quella riscontrabile in una miniera tradizionale. Il recupero efficiente di questi materiali non solo riduce la dipendenza del Paese dalle importazioni e preserva le risorse naturali del pianeta, ma crea anche nuove opportunità di impiego e contribuisce allo sviluppo economico sostenibile. Un’economia circolare dei Raee ben strutturata e operativa potrebbe generare un valore aggiunto considerevole per il tessuto economico italiano, offrendo al contempo soluzioni innovative per la gestione dei rifiuti tecnologici. Ogni anno, in Italia, si generano tonnellate di Raee, ma solo una parte minima viene correttamente gestita e riciclata. La restante parte finisce in discariche abusive o viene esportata illegalmente, causando gravi danni ambientali e sanitari.
L’obsolescenza programmata, una pratica diffusa nell’industria elettronica, contribuisce ad alimentare il flusso dei Raee. Gli apparecchi sono progettati per avere una vita breve, incentivando i consumatori a sostituirli frequentemente. Questo modello di produzione lineare genera enormi quantità di rifiuti e spreca risorse preziose. L’*Unione Europea ha stimato che le perdite subite dall’industria legale dello smaltimento dei Raee si aggirano tra gli 800 milioni e gli 1,7 miliardi di euro all’anno. In Europa, è possibile recuperare fino all’85% di una lavatrice dismessa, ma in Italia solo il 35% dei Raee finisce in un circolo virtuoso. Il restante 60% alimenta un circuito illegale, con apparecchi che attraversano confini e mari per raggiungere discariche abusive in Paesi in via di sviluppo.
Tassi di raccolta: una performance insufficiente
Nonostante l’esistenza di un quadro normativo specifico, delineato dal decreto legislativo 49 del 2014, e di un organismo di coordinamento come il Comitato di Coordinamento Raee, i risultati concreti ottenuti in termini di raccolta e riciclo dei Raee si rivelano ampiamente insoddisfacenti. Nel corso del 2023, si è registrato un preoccupante calo del 32% nella raccolta dei Raee provenienti da apparecchiature di largo consumo, quali televisori e monitor, rispetto all’anno precedente. Questa flessione solleva interrogativi sulla reale efficacia del sistema di gestione e sulla sua capacità di intercettare i flussi di rifiuti elettronici.
Uno dei nodi critici individuati risiede nella regolamentazione del conferimento dei Raee da parte dei cittadini. Le procedure complesse, la scarsità di punti di raccolta facilmente accessibili e la mancanza di incentivi concreti disincentivano i consumatori a smaltire correttamente i propri rifiuti elettronici. Di fronte a tali difficoltà, molti preferiscono optare per soluzioni più semplici, come l’abbandono dei Raee nei rifiuti indifferenziati o l’affidamento a operatori non autorizzati, alimentando così i canali illegali. Giorgio Arienti, figura di spicco nel settore, ha sottolineato come la scarsa consapevolezza dei cittadini riguardo all’importanza del corretto smaltimento dei Raee, unita alle difficoltà operative, contribuisca a disperdere il potenziale valore di questa “miniera urbana”. In Italia, la raccolta pro capite di Raee si attesta a circa 6 kg all’anno, un valore inferiore rispetto all’obiettivo di 11 kg indicato dall’Unione Europea.
Le ragioni di questa performance insufficiente sono molteplici e complesse. Innanzitutto, la regolamentazione vigente presenta ancora delle lacune che favoriscono il trattamento dei Raee come semplici rifiuti ferrosi, anziché come risorse preziose da valorizzare. In secondo luogo, persiste una carenza di ecodesign nelle apparecchiature elettroniche, che ne rende difficoltoso lo smontaggio e il recupero dei materiali. Infine, manca una vera e propria campagna di sensibilizzazione rivolta ai consumatori, volta a promuovere comportamenti virtuosi e a incentivare la corretta gestione dei Raee. La mancanza di investimenti nel settore e la scarsità di controlli efficaci contribuiscono a perpetuare questo circolo vizioso, ostacolando lo sviluppo di un’economia circolare dei Raee efficiente e sostenibile. Il settore dei Raee potrebbe rappresentare una grande opportunità, ma lo stato fatica ad attuare azioni di miglioramento sia per la normativa che per l’enforcement. L’UE preme per risultati concreti con una raccolta di almeno 10 kg pro-capite all’anno.

- 🌍 Finalmente un articolo che mette in luce le criticità......
- 😡 Inaccettabile che l'Italia sprechi così tanto potenziale......
- 🤔 E se invece di concentrarci solo sul riciclo, ripensassimo......
Il lato oscuro: stoccaggio abusivo, esportazioni illegali ed ecomafie
I Raee che sfuggono al sistema formale di raccolta e trattamento spesso intraprendono percorsi tortuosi e illegali, con conseguenze devastanti per l’ambiente e la salute pubblica. Una quota significativa di questi rifiuti elettronici finisce in centri di stoccaggio abusivi, vere e proprie discariche illegali dove vengono abbandonati o smantellati in condizioni ambientali e sanitarie precarie. Questi siti, sovente gestiti da organizzazioni criminali, rappresentano una minaccia costante per il territorio, contaminando il suolo, l’acqua e l’aria con sostanze tossiche altamente pericolose. L’inquinamento derivante da queste attività illecite può avere effetti a lungo termine sulla salute delle popolazioni locali e sugli ecosistemi circostanti.
Un’altra pratica illegale diffusa è l’esportazione illecita di Raee verso Paesi in via di sviluppo, dove vengono trattati senza le adeguate misure di protezione ambientale e sanitaria. In questi contesti, i lavoratori, spesso minori, sono esposti a sostanze pericolose come piombo, mercurio e cadmio, con conseguenze drammatiche per la loro salute. Le condizioni di lavoro sono spesso disumane, senza alcuna garanzia di sicurezza o tutela dei diritti fondamentali. L’esportazione illegale di Raee rappresenta una forma di sfruttamento ambientale e umano inaccettabile, che aggrava le disuguaglianze globali e perpetua un ciclo di povertà e degrado ambientale.
Il business dei Raee illegali rappresenta una fonte di guadagno illecito considerevole per le ecomafie, organizzazioni criminali che controllano una parte significativa del traffico illegale di rifiuti in Italia. Queste associazioni a delinquere sfruttano le lacune del sistema di controllo, la corruzione e la mancanza di sanzioni efficaci per arricchirsi a danno dell’ambiente e della salute pubblica. Le ecomafie sono in grado di infiltrarsi in tutti i livelli della filiera dei rifiuti, dal trasporto allo smaltimento, lucrando su ogni fase del processo. La loro presenza nel settore dei Raee rappresenta una grave minaccia per l’economia legale e per la credibilità delle istituzioni. La percentuale di Raee che sfugge al sistema legale raggiunge il 70%, alimentando un mercato fiorente fatto di discariche abusive, traffici illeciti internazionali, inquinamento e criminalità ambientale. Tra il 2009 e il 2013 sono state sequestrate quasi 300 discariche abusive di Raee, concentrate soprattutto in Puglia (13,4%), Campania (12,7%), Calabria e Toscana (11%). Il fenomeno dell’obsolescenza programmata contribuisce ad alimentare questo business illegale, incentivando la produzione di rifiuti e creando nuove opportunità di guadagno per le ecomafie.
Proposte per un’inversione di rotta
Per contrastare efficacemente le criticità del sistema di gestione dei Raee in Italia e promuovere un’economia circolare virtuosa, è necessario un intervento sinergico e coordinato da parte di tutti gli attori coinvolti: istituzioni, imprese e cittadini. Erion WEEE, un consorzio leader nel settore, ha elaborato un “Libro Bianco sui Raee” contenente 32 proposte concrete per migliorare il sistema. Tra queste, spiccano la riduzione e la semplificazione della burocrazia, l’introduzione di misure di incentivazione e sanzione per contrastare i flussi paralleli di Raee, la definizione di linee di intervento specifiche per la raccolta domiciliare e la micro-raccolta, e la realizzazione di campagne di comunicazione e informazione rivolte ai cittadini e agli utilizzatori.
È fondamentale rafforzare i controlli lungo tutta la filiera dei Raee, al fine di prevenire e contrastare le attività illegali di stoccaggio, esportazione e smaltimento. Occorre aumentare gli incentivi per la raccolta differenziata, premiando i comportamenti virtuosi dei cittadini e delle imprese. È necessario investire in impianti di trattamento efficienti e tecnologicamente avanzati, in grado di recuperare una maggiore quantità di materiali preziosi e di ridurre l’impatto ambientale dei processi di riciclo. È indispensabile promuovere campagne di sensibilizzazione per informare i cittadini sui rischi dello smaltimento illegale dei Raee e sui benefici dell’economia circolare. I cittadini devono essere consapevoli del valore dei Raee e del loro ruolo nel processo di riciclo. La collaborazione tra tutti gli attori della filiera è essenziale per il successo dell’economia circolare dei Raee.
Un approccio integrato che coinvolga tutti gli attori della filiera, dai produttori ai consumatori, dalle istituzioni alle imprese di trattamento, rappresenta la chiave per il successo di un’economia circolare dei Raee efficiente e sostenibile. Solo così potremo trasformare i Raee da problema a opportunità, creando un futuro più rispettoso dell’ambiente e delle risorse naturali. Un’economia circolare dei Raee ben funzionante non è solo un imperativo ambientale, ma anche un’opportunità economica e sociale che l’Italia non può permettersi di sprecare. L’innovazione tecnologica può giocare un ruolo fondamentale nel miglioramento del sistema di gestione dei Raee, consentendo di sviluppare processi di riciclo più efficienti e di recuperare una maggiore quantità di materiali preziosi. La trasparenza e la tracciabilità dei flussi di Raee sono essenziali per contrastare le attività illegali e garantire che i rifiuti elettronici vengano gestiti in modo corretto e responsabile. La formazione di personale specializzato nel settore del riciclo dei Raee è fondamentale per garantire la qualità e l’efficienza dei processi di trattamento. La creazione di una filiera dei Raee locale e sostenibile può contribuire a creare posti di lavoro e a ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime.
Un nuovo paradigma: dalle parole ai fatti
L’Italia si trova di fronte a un bivio cruciale nella gestione dei Raee. Da un lato, la retorica dell’economia circolare rischia di rimanere un mero esercizio di stile, svuotato di concretezza e incapace di generare un impatto reale sull’ambiente e sull’economia. Dall’altro, la possibilità di intraprendere un percorso virtuoso, trasformando i rifiuti elettronici in una risorsa preziosa e contribuendo a costruire un futuro più sostenibile e prospero. La scelta tra queste due alternative dipende dalla capacità di superare le inefficienze del sistema attuale, di contrastare le attività illegali e di promuovere una cultura della responsabilità ambientale condivisa.
La transizione verso un’economia circolare dei Raee rappresenta una sfida complessa, che richiede un impegno costante e una visione strategica a lungo termine. È necessario superare gli interessi particolari e le resistenze al cambiamento, privilegiando il bene comune e la tutela dell’ambiente. È fondamentale investire nell’innovazione tecnologica e nella formazione di personale specializzato, al fine di sviluppare processi di riciclo più efficienti e di creare una filiera dei Raee locale e sostenibile. È indispensabile promuovere la trasparenza e la tracciabilità dei flussi di Raee, al fine di contrastare le attività illegali e di garantire che i rifiuti elettronici vengano gestiti in modo corretto e responsabile.
Ma, al di là delle strategie e delle politiche, è necessario un cambiamento di mentalità profondo, che coinvolga tutti i cittadini. Dobbiamo imparare a considerare i rifiuti non come scarti da eliminare, ma come risorse da valorizzare, in grado di generare valore economico e sociale. Dobbiamo adottare comportamenti più responsabili, privilegiando l’acquisto di prodotti durevoli e riparabili, e smaltendo correttamente i nostri rifiuti elettronici. Solo così potremo contribuire a costruire un futuro più sostenibile e a preservare il nostro pianeta per le generazioni future. L’Italia ha le potenzialità per diventare un modello di economia circolare dei Raee, ma è necessario un impegno concreto e una visione condivisa per raggiungere questo obiettivo.
Amici lettori, quando parliamo di transizione ecologica nel contesto dei Raee, ci riferiamo a un cambio di paradigma fondamentale. Non si tratta semplicemente di smaltire correttamente un vecchio cellulare o una lavatrice rotta, ma di ripensare l’intero ciclo di vita dei prodotti elettronici. La nozione base è che i rifiuti non sono “scarti” senza valore, bensì miniere urbane ricche di materiali preziosi che possono essere recuperati e reimmessi nel ciclo produttivo, riducendo la dipendenza da materie prime vergini e minimizzando l’impatto ambientale. Una nozione più avanzata, invece, riguarda la responsabilità estesa del produttore (Rep), che impone ai fabbricanti di apparecchiature elettroniche di farsi carico della gestione dei rifiuti derivanti dai loro prodotti, incentivando la progettazione di dispositivi più facili da smontare e riciclare. Questo approccio promuove un’economia circolare in cui la sostenibilità è integrata fin dalla fase di progettazione, generando benefici ambientali, economici e sociali. Forse, se ci pensiamo un attimo, potremmo anche iniziare a riflettere su quanto consumiamo e su come le nostre scelte quotidiane impattano sul futuro del pianeta. Non è forse il momento di cambiare rotta, passando dalle parole ai fatti?








