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Riciclo in crisi: scopri perché i tuoi sforzi potrebbero essere vani

Nonostante l'aumento della consapevolezza ambientale, il riciclo affronta sfide inattese: scopri le cause e le possibili soluzioni per un sistema più efficace.
  • Il settore cartario italiano esporta il 21% della produzione interna.
  • Solo 12 progetti di riciclo chimico attivi in Italia.
  • La pirolisi rappresenta il 64% dei progetti di riciclo chimico europei.

Si assiste a un fenomeno paradossale: mentre la consapevolezza ambientale aumenta e le iniziative di riciclo si moltiplicano, le percentuali di materiale recuperato sembrano ristagnare, sollevando dubbi sull’efficacia degli attuali sistemi di gestione dei rifiuti. Questo “paradosso del riciclo” merita un’analisi approfondita per comprenderne le cause e individuare possibili soluzioni.

Analisi critica dei dati sul riciclo

I dati ufficiali spesso presentano un quadro apparentemente positivo, con elevate percentuali di rifiuti dichiarati come riciclati. Tuttavia, un’analisi più attenta rivela che queste cifre possono essere fuorvianti. La quantità di materiale effettivamente riutilizzato per la produzione di nuovi beni è spesso inferiore a quanto indicato. Ad esempio, nel settore cartario, l’Italia, pur essendo considerata un modello virtuoso nel riciclo della carta, esporta una parte significativa del materiale raccolto, vanificando i benefici ambientali derivanti dal riciclo di prossimità. Questa discrepanza tra i dati dichiarati e la realtà dei fatti solleva interrogativi sulla trasparenza e l’efficacia delle metodologie di misurazione utilizzate, suggerendo la necessità di standard più rigorosi e verificabili per valutare l’effettivo impatto delle iniziative di riciclo. Un altro esempio lampante è quello del settore della plastica, dove le normative europee impongono l’utilizzo di una certa percentuale di materiale riciclato negli imballaggi. Tuttavia, a causa di costi elevati e difficoltà nel reperire materiale di qualità, molte aziende preferiscono non utilizzare plastica riciclata, perpetuando il circolo vizioso della produzione di rifiuti. Entro il 1° gennaio 2025, la direttiva europea Single Use Plastic del 2019, recepita in Italia nel 2022, stabilisce che gli imballaggi debbano contenere almeno il 25% di plastica riciclata.


Antonello Ciotti, presidente di Petcore Europe

, ha evidenziato come circa un terzo degli impianti europei di riciclo abbia già chiuso o sia prossimo alla chiusura a causa di un mercato invaso da materiale riciclato proveniente da paesi extra-europei a prezzi nettamente inferiori.

Quindi le percentuali spesso elevate di raccolta differenziata non si traducono sempre in un’effettiva chiusura del ciclo di vita dei materiali. Questa situazione mette in luce una serie di criticità che minano l’efficacia del sistema di riciclo nel suo complesso.

Il settore cartario italiano ha visto una forte crescita nella produzione nazionale, passando da una media del 55% a valori medi del 64%. Nonostante ciò, le quote di materiale esportato e non impiegato dall’industria cartaria italiana rimangono notevoli, attestandosi al 21% della produzione interna di carta e a quasi il 25% della raccolta nazionale.

Nell’anno 2024, il comparto della carta ha manifestato una ripresa generale negli indici di richiesta (+6,2%) e di fabbricazione (+7,8%), registrando un volume d’affari di 8,3 miliardi di euro (+1,5%) generato da 19mila addetti diretti distribuiti in 151 cartiere.

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  • Finalmente un articolo che smaschera le finte verità sul riciclo... ♻️...
  • Il riciclo è una farsa ben orchestrata, non illudiamoci... 😠...
  • E se invece di riciclare, ci concentrassimo sul ridurre a monte... 🤔...

Le cause del paradosso

Le ragioni di questo “paradosso del riciclo” sono molteplici e complesse. Innanzitutto, la difficoltà nel separare correttamente i rifiuti da parte dei cittadini rappresenta un ostacolo significativo. Gli errori nella differenziazione dei materiali compromettono la qualità del materiale riciclabile, rendendolo inutilizzabile o richiedendo processi di lavorazione più costosi. La presenza di impurità e contaminanti nei rifiuti raccolti differenziatamente può inficiare l’intero processo di riciclo, riducendo la quantità di materiale effettivamente recuperabile e aumentando i costi di trattamento. In secondo luogo, la scarsa qualità dei materiali riciclati rappresenta un altro problema cruciale. Spesso, i materiali recuperati non sono adatti alla produzione di nuovi prodotti di alta qualità, limitandone l’utilizzo. Nel settore della plastica, ad esempio, la legislazione europea impone che la plastica riciclata destinata al contatto con alimenti provenga da raccolte certificate, il che aumenta i costi e rende più conveniente l’utilizzo di plastica vergine.

Un ulteriore fattore determinante è rappresentato dai costi elevati del riciclo. I processi di raccolta, selezione e lavorazione dei rifiuti possono essere onerosi, rendendo il riciclo meno competitivo rispetto alla produzione di materiali vergini. In molti casi, le aziende preferiscono utilizzare materie prime vergini anziché materiali riciclati a causa dei costi inferiori e della maggiore facilità di approvvigionamento. Infine, la mancanza di infrastrutture adeguate rappresenta un limite significativo. In molte regioni, mancano impianti di riciclo all’avanguardia e capaci di gestire grandi quantità di rifiuti. La carenza di infrastrutture adeguate ostacola la capacità di riciclare efficacemente i rifiuti, contribuendo al paradosso del riciclo. Si aggiunga anche un problema strutturale di tipo economico. Il mercato europeo è invaso da materiale riciclato proveniente da Paesi extra Ue a prezzi nettamente inferiori grazie a costi di raccolta che in quei Paesi sono fino a dieci volte più bassi rispetto alla media europea

Va considerato, inoltre, che le difficoltà nel separare i rifiuti, la scarsa qualità dei materiali riciclati, i costi elevati del riciclo e la mancanza di infrastrutture adeguate sono tutti fattori interconnessi che si influenzano reciprocamente, creando un circolo vizioso che ostacola l’efficacia del sistema di riciclo.

Il settore della carta rappresenta un esempio emblematico di questo paradosso. L’Italia, pur essendo un leader nel riciclo della carta, esporta ingenti quantità di macero per poi reimportare prodotti finiti realizzati con la stessa materia prima. Questo avviene perché i costi energetici elevati e la gestione degli aspetti ambientali rendono meno competitive le cartiere italiane rispetto a quelle di altri paesi europei. Secondo Assocarta, se l’Italia riuscisse a riciclare internamente tutta la carta che oggi esporta, la produttività del settore incrementerebbe del 27%, generando circa 1.360 nuovi impieghi e un aumento del PIL pari a 1,4 miliardi di euro all’anno.

Soluzioni innovative e politiche di prevenzione

Nonostante le sfide, emergono diverse soluzioni innovative che possono contribuire a migliorare l’efficacia del riciclo. In Italia, per esempio, il riciclo chimico sta prendendo sempre più piede come una delle strategie più promettenti per completare il ciclo dei polimeri plastici e minimizzare la quantità di rifiuti destinati alle discariche. L’Italia eccelle in Europa per il numero di iniziative nel riciclo chimico, con 12 progetti che utilizzano tecnologie all’avanguardia come la solvolisi, la pirolisi e la gassificazione. Questi processi consentono di ottenere materie prime di elevata purezza da rifiuti plastici, utilizzabili per la produzione di nuovi prodotti, inclusi quelli destinati al settore alimentare. Secondo lo studio “Riciclo chimico: potenzialità di sviluppo e proposte per far decollare il mercato” di AGICI, realizzato in collaborazione con Ecomondo e il supporto di IREN e Recupero Etico Sostenibile, l’Italia si posiziona al primo posto in Europa per numero di progetti complessivi (12) riguardanti le tre tecnologie principali (solvolisi, pirolisi e gassificazione), superando Germania e Francia.

Secondo una ricerca di AGICI, intitolata “Riciclo chimico: potenzialità di sviluppo e raccomandazioni per l’affermazione del mercato”, condotta in collaborazione con Ecomondo e con il supporto di IREN e Recupero Etico Sostenibile, la nazione italiana si distingue in Europa per la quantità di progetti globali dedicati alle tre metodologie chiave, ovvero solvolisi, pirolisi e gassificazione, primeggiando su nazioni come Germania e Francia.

Per una crescita robusta del settore in Italia, è fondamentale la collaborazione tra tutti gli operatori della filiera, il supporto ai mercati dei materiali riciclati, la facilitazione delle autorizzazioni per gli impianti e un adeguato sostegno ai costi operativi.

La solvolisi permette di ottenere materie prime di grande purezza, ideali per la fabbricazione di PET, nylon o poliuretano

Nello specifico, attraverso la solvolisi si riescono a ricavare materiali base di elevatissima qualità, perfetti per la creazione di PET, nylon o poliuretano.

La pirolisi, al contrario, trasforma plastiche eterogenee in un olio utilizzabile per ricavare nuovi materiali, anche per uso alimentare, riducendo l’impiego di contenitori in plastica vergine.

Infine, la gassificazione converte i rifiuti non differenziati in gas di sintesi, impiegabile per la produzione di metanolo e idrogeno, utili per l’alimentazione di navi e aerei.

In conclusione, il processo di gassificazione trasforma i rifiuti indifferenziati in un gas di sintesi, che può essere sfruttato per la produzione di metanolo e idrogeno, elementi utili come combustibile per navi e aeroplani.

A livello continentale, la ricerca di AGICI rileva un panorama in rapida evoluzione, con 64 iniziative di riciclo chimico annunciate tra il 2011 e il 2025.

La pirolisi è la tecnica più diffusa, con 41 progetti che costituiscono il 64% del totale e una capacità produttiva che presto raggiungerà le 517.600 tonnellate annue.

La pirolisi si afferma come il metodo più adottato, rappresentando con i suoi 41 progetti, il 64% del totale, con una capacità di produzione che a breve dovrebbe raggiungere le 517.600 tonnellate annuali.

Seguono 13 progetti di solvolisi, corrispondenti al 20% del totale, in grado di processare 291.500 tonnellate all’anno.

Con 10 progetti operativi, la gassificazione rappresenta il rimanente 16% delle iniziative europee, con una capacità installata che raggiungerà le 920.000 tonnellate all’anno.

La gassificazione, con 10 iniziative operative, costituisce il restante 16% dei progetti europei, vantando una capacità installata che toccherà le 920.000 tonnellate annue.

Oltre al riciclo, è essenziale promuovere politiche di prevenzione e riduzione dei rifiuti. La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR) rappresenta un’iniziativa di rilievo per sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere azioni concrete volte a ridurre la quantità di rifiuti prodotti. A livello europeo, la strategia sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti punta a promuovere la gerarchia dei rifiuti, che privilegia la prevenzione, il riutilizzo e il riciclo rispetto allo smaltimento. L’implementazione di misure volte a ridurre la produzione di imballaggi, a promuovere il riutilizzo dei prodotti e a incentivare l’acquisto di prodotti sfusi può contribuire significativamente a ridurre la quantità di rifiuti generati.

Verso un sistema di riciclo più efficace

Il “paradosso del riciclo” evidenzia la necessità di ripensare l’approccio attuale alla gestione dei rifiuti. È fondamentale adottare un approccio più critico e consapevole, che tenga conto delle problematiche esistenti e che promuova soluzioni innovative. È necessario investire in infrastrutture all’avanguardia, migliorare la qualità dei materiali riciclati e incentivare l’utilizzo di materiali riciclati nella produzione di nuovi prodotti. Come sottolineato da Antonello Ciotti, presidente di Petcore Europe, è cruciale vincolare il contenuto minimo di materiale riciclato negli imballaggi a materiale proveniente da raccolte europee e introdurre un sistema di sanzioni per chi non rispetta gli obblighi. Solo attraverso un impegno congiunto da parte di cittadini, aziende e istituzioni sarà possibile trasformare il riciclo in uno strumento davvero efficace per la tutela dell’ambiente. In questo modo, la maggiore efficienza nei processi e nelle procedure, l’introduzione di nuove tecnologie di riciclo, la produzione di nuovi materiali, la spinta alla riparazione, al riuso e alla rigenerazione e l’efficientamento delle attività di logistica e di recupero potrebbero consentire di intercettare a livello globale un mercato da 4.500 miliardi di dollari entro il 2030, creando benessere e occupazione.

In definitiva, la transizione ecologica non è solo una questione di buone intenzioni, ma richiede un impegno concreto e coordinato per superare le sfide esistenti e promuovere un’economia circolare realmente efficace. Un punto di svolta nella transizione ecologica, risiede anche nelle nostre mani, nelle nostre scelte quotidiane. La transizione ecologica, in fondo, è un po’ come imparare a guidare una bicicletta: all’inizio si cade, si barcolla, ma con impegno e costanza si impara a pedalare dritti verso un futuro più sostenibile. E come quando si va in bici, è importante guardare avanti, verso la meta, senza farsi scoraggiare dalle difficoltà del percorso. Riflettiamo su come le nostre azioni individuali, sommate, possano fare la differenza nel plasmare un futuro più verde per noi e per le generazioni a venire. E impariamo a considerare la transizione ecologica non come un obbligo, ma come un’opportunità per migliorare la nostra vita e quella del pianeta.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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